Esco di casa, senza alcuna meta, con il motivo che mi ha spinto ad uscire stretto nelle mani, la spazzatura. Lasciata la mia produzione settimanale nel cassonetto, mi dirigo verso nessun luogo. Il silenzio domenicale mi fa stare tranquillo e il cielo, azzurro sbiadito, rende sopportabile questo mio camminare. Un cinese con i baffi, mentre guarda dentro ad un’auto, fuma nervosamente, avrà dei problemi anche lui. Sulla vetrina di un’agenzia di viaggi, un cartello rosa, circondato da cuoricini, recita “è nata Tania”, penso che dovrei scusarmi con questa neonata per non essere riuscito, in nessun modo, a migliorare questo mondo schifoso. Fallimento totale, su tutti i fronti. Mi ritrovo presto a camminare sul ciglio di una strada molto trafficata, senza marciapiede, non ho capito come ci sono arrivato, ma ormai non posso far altro che proseguire. Fa caldo, mi tolgo il maglione, nel taschino della camicia trovo il biglietto del cinema, fila J, posto 14, sabato 3 novembre, dimentico molto velocemente quello che mi accade. Raggiungo un canale, che scorre fra strada e pista ciclabile. Decido essere meglio schivare biciclette piuttosto che auto. Non sono l’unico e mi ritrovo presto in una processione, di cani, anziani, bambini, biciclette, donne, coppiette ed idioti come me, non molti a dire la verità, in tutta onestà, oltre a me, nessun altro idiota. Vengo superato da un piccolo di uomo che sfreccia sulla sua piccola bicicletta, inseguito dal padre urlante, che lo implora di fermarsi, arrancando su di una bicicletta reale. Più avanti, un altro padre accarezza il figlio addormentato sul seggiolino, ancorato al retro della sua bicicletta. Lasciata la pista ciclabile, mi infilo in stradine poco battute, passando davanti a svariati cancelli, posti a protezione di giardini privati fronte villetta. Un cane mi abbaia contro tutta la sua frustrazione e viene prontamente ripreso dal suo padrone “luna no, ho detto no, luna”, gran bel nome da dare ad un cane, davvero bello. Su di una panchina, in un giardinetto pubblico, due giovani si baciano, una fitta al petto, dove una volta cera il cuore, mi spinge ad accelerare. Ci sono già passato, poi deve essere successo qualcosa, qualcosa che non ho capito, paura, egoismo, imbecillità, e passi dal bacio su di una panchina ad una passeggiata, da solo, trascinando la tua esistenza. Riprendo il controllo e mi rendo conto, solo adesso, che sto camminando su di un tappeto di foglie morte. Bianche, gialle ed arancioni, secche e morbide, ricoprono l’asfalto, nascondendo le mie tracce.E’ un caldo autunno, io continuo a camminare.







